CETARA: storia del nome di uno scrigno davanti al Mar Mediterraneo

CETARA – L’origine del nome dell’incantevole borgo di Cetara è stata sempre molto dibattuta.

Una antica e radicata convinzione vuole che il nome Cetara derivi dal latino cetaria, cioè tonnara, o da cetari, cioè “venditori di pesci grossi”.

Lo stesso vocabolo latino deriva probabilmente dal greco ketèia, che vuol dire sempre tonnara.

O ancora (ma è un’ipotesi meno accreditata), c’è chi fa risalire l’origine del nome al latino citrus, che vuol dire limone, ovvero la coltura più importante e rappresentativa dell’intera costiera amalfitana.

Recentemente l’avvocato e storico cetarese Costantino Montesanto ha avanzato l’ipotesi che il toponimo derivi, in realtà, dal termine caeditaria, cioè “pertinenza della caedita“, che vuol dire “luogo disboscato”.

Dal 1997 il territorio comunale è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco in quanto parte della Costiera Amalfitana.

Tutto sulla COLATURA DI ALICI, l’oro liquido Made in Cetara

CETARA – È così forte il legame delle alici con il territorio cetarese che l’espressione “alici di Cetara” diventa spesso spontanea e intuitiva.
A Cetara le alici, come il pesce azzurro in generale, sono quotidianamente presenti nelle case e nelle ricette delle genti del posto: per molti decenni hanno costituito l’elemento base della nutrizione per i cetaresi.

Ancora (e soprattutto!) oggi, per la loro eccellente qualità, sono valorizzate dalla ristorazione locale.

Oltre ad avere una larghissima utilizzazione gastronomica, le alici sono un ottimo alimento anche dal punto di vista nutrizionale.
In olio extravergine d’oliva, sotto sale, piccanti o trasformate in pesto: con le alici Fior di Cetara condisci i tuoi piatti con la tradizione millenaria e il profumo del mare della costiera amalfitana.

Questo liquido ambrato, molto simile al garum degli Antichi Romani (una salsa di interiora di pesce liquida e molto sapida che si utilizzava come condimento per diversi piatti) si ottiene dal processo di maturazione delle alici sotto sale, eseguito con un antico metodo che viene tramandato di padre in figlio tra i pescatori di Cetara.
Le acciughe vengono pescate secondo il metodo secolare del cianciolo (o lampara), consistente nell’uso di lampade per far riaffiorare i piccoli pesci in superficie; una volta raccolte, le acciughe vengono decapitate ed eviscerate (scapezzate) rigorosamente a mano e poi sistemate, con la classica tecnica testa-coda, a strati alterni di sale e alici in un apposito contenitore di legno di rovere, che prende il nome di terzigno.

Sul terzigno, sigillato con un disco di legno, si poggia un peso di pietra.

Nella sezione “RICETTE” del nostro blog troverai numerose ricette a base di colatura di alici, prezioso nettare in grado di valorizzare ogni preparazione.

 

LO SAPEVI CHE? Le alici di Cetara si pescano con le “lampare”. Ecco come

CETARA – Tutti in piedi davanti a Sua Maestà Colatura di Alici!

Questo liquido ambrato, discendente dal garum degli Antichi Romani, si ottiene dal processo di maturazione delle alici sotto sale, eseguito con un antico metodo che viene tramandato di padre in figlio tra i pescatori di Cetara.

Ma come vengono pescate le alici?

Ancora secondo tradizione: si ricorre al metodo secolare della lampara (altrimenti detto cianciolo), consistente nell’uso di lampade per far riaffiorare i piccoli pesci in superficie.

Si utilizza una rete a circuizione che racchiude il branco di pesci raccolto sotto la fonte luminosa, dotata di galleggianti sulla parte superiore e di pesi su quella inferiore. Una volta entrate le alici, la rete viene chiusa come un sacco agendo su un cavo d’acciaio che scorre attraverso grossi anelli che sono attaccati sul fondo. Quindi viene tirata a mano fino ad accostare la fonda al peschereccio; infine con grossi coppi di rete viene issato a bordo il pescato.

Nel buio, le luci dei pescatori sul mare di Cetara rendono magica la notte.